La leggenda di Epeo di Lagaria

Circa tremila anni fa nei pressi del territorio ove poi fu fondata Sibari, una nave di guerrieri greci di ritorno in patria dalla guerra di Troia, stanchi per il lungo viaggio che le tempeste ed i venti del mare Ionio avevano allungato fino alle coste dell’Italia, approdarono nella fertile piana abitata dalle genti Enotrie.

Dalle navi cariche di uomini, di armi e di tesori portati via da Troia, discesero uomini in cerca di viveri e di riposo. L’incontro con i guerrieri italici vide abbassarsi le lance in segno di pace ed aprire le porte del villaggio a banchetti e festeggiamenti in onore degli ospiti provenienti dal mare greco, come spesso avveniva con i mercanti micenei, fenici, adriatici e delle terre italiche del nord.

Tra gli uomini che sbarcarono Epeo, lottatore tra più forti ed artista di statue di dei e del cavallo che è causò la caduta di troia, colpito dalla bellezza dei luoghi e dall’ospitalità di questo popolo, decise di fermarsi in questa terra unendosi, con altri a lui fedeli, agli enotri nella fondazione di una nuova città che volle chiamare Lagaria in onore di sua madre.

Epeo dedicò le sue armi e gli strumenti serviti per il cavallo in un tempio che volle consacrare ad Atena che gli italici identificarono nella dea che adoravano presso l’acropoli della città con libagioni d’acqua ed offerte di tessuti intrecciati al telaio da fanciulle.
Egli visse a lungo con gli enotri insegnando ai giovani l’arte della lavorazione del legno ed i segreti della lotta e della guerra cui aveva assistito durante l’assedio di troia, ma ammaestrò anche gli enotri al sui benefici di una pacifica integrazione tra genti e popoli diversi e sul culto degli dei. Quando Epeo morì gli enotri ormai lo consideravano un membro tutelare della loro comunità e fu così che trecento anni dopo quando arrivarono sulle coste ioniche i coloni di Sibari, la presenza di scultori e carpentieri con ruoli di alto rango sociale tra i cittadini di Lagaria ispirò sia i greci che gli enotri a riprendere il suo mito come simbolo di integrazione e di pace.

Parco archeologico didattico di Atena ed e Timpone motta – Macchiabate di Francavilla Marittima

Dott. Paolo Gallo